Scapezzano in festa

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Casella di testo: Incontri

Ci sono tanti posti, a Scapezzano, per incontrarsi: le piazze, la scalinata, la “Barricata”, la Fiera (il prato sotto le mura), la Croce, i giardini. E ancora: i Circoli, i Centri, i Gruppi…
I luoghi, però, sono soprattutto  dei  contenitori, aperti o chiusi, adatti alla buona o alla cattiva stagione; quello  che  conta veramente sono le persone, come vivono, cosa pensano: 
perchè il bicchiere è al servizio del vino, come le parole sono più importanti della carta su cui sono scritte.
	E le persone, a volte, diventano personaggi, e possono  perfino  trasformarsi in simboli, miti, leggende; non solo in luoghi distanti nello spazio e nel tempo: anche qui da noi, nel nostro paese.
Un esempio? In occasione della decima Festa Castellana (quella del 2006), comparve per la  prima  volta,  nelle  pagine interne  dell’opuscolo  di  presentazione, la  storia  di quei  due “fratelli gemelli, nati a Scapezzano e poi andati per il mondo a  cercare  fortuna  seguendo il proprio talento”.
I loro nomi si erano perduti, ma, per buona sorte, si erano conservati i soprannomi che gli scapezzanesi, come d’abitudine, gli   avevano  affibbiato  e  che, ancora, avevano  saputo condensare  in  una  sola  parola  l’essenza  di  quegli uomini: “’l trafòi” e “la papòla”, il trifoglio e il papavero. 
E, fatto ancor più importante, erano pure tornati alla luce racconti, poesie, vicende più o meno improbabili legate ai due fratelli e a Scapezzano.
La narrazione è poi continuata anche negli anni successivi, e non si può escludere che la cosa si ripeta nuovamente, sempre che altri documenti siano ritrovati.
Non ce la sentiamo, in verità, di affermare se questo sia un augurio o una minaccia!
A voi giudicare, in piena autonomia; il nostro compito è presentarvi nuovamente quegli scritti, divisi   per edizione  della  Festa,  mettendoli  a  vostra disposizione in questo spazio – guarda caso, altro  luogo d’incontro, per tornare al tema con il quale abbiamo iniziato questo dialogo.
Buona lettura a tutti, scapezzanesi o no che siate!
P.S.                                                       
Quei due personaggi, “’l trafòi” e “la papòla”, sono esistiti realmente?
Non lo sappiamo neanche noi, e forse questo è addirittura un bene. L’incertezza è come un velo di foschia che apre la porta all’immaginazione, e consente a ciascuno di partecipare in prima persona, aggiungendo un filo colorato tutto suo, unico, particolare, alla trama della storia che intendiamo raccontare insieme.