Storia di Scapezzano

a cura di Gilberto Volpini



Scapezzano è in paese posto su di una collina tra le valli dei fiumi Misa e Cesano, dalla sua posizione si possono ammirare magnifici panorami che incantano coloro che per la prima volta salgono al paese.

ORIGINI

Il toponimo Scapezzano compare per la prima volta, come fundus Scapsianum in un documento del X d. C., la etimologia è c ollegata all’agricoltura del periodo romano, deriva dal nome latino Scaptius, collegato alla gens Scaptia che si era stabilita nel territorio senigalliese, nel periodo della colonizzazione romana. Questo antico pseudonimo locale si è perpetuato nel corso dei secoli nell’odierno Scapezzano. La storia del territorio scapezzanese è anche più antica, presso la Chiesa di Montedoro è venuto alla luce un insediamento preromano, riconducibile ai Piceni, risalente al IX sec. a. C., il quale rimase attivo fino al VI sec. a. C. Nei secoli successivi passarono sulla collina di Scapezzano le legioni di Claudio Nerone che andavano a congiungersi con quelle del Salinatore per combattere contro i cartaginesi nella famosa battaglia del Metauro. Del periodo romano, nel territorio di Scapezzano sono venuti alla luce numerosi reperti, il più importante è un opificio agricolo per la sprimitura delle olive presso l’Autostrada. La storia più importante il castello l’ha però vissuta nel Medioevo.

MEDIOEVO

Già dopo l’anno Mille sulla collina del senigalliese era presente un centro abitato con la sua Chiesa di San Giovanni Battista, come risultava da un documento del 1196 del Codice di San Gaudenzio. Nella Bolla d’Onorio III Papa del 29 maggio 1223, Scapezzano e la Chiesa di San Giovanni Battista erano sotto la giurisdizione del Vescovo di Senigallia. Nel periodo della decadenza della città di Senigallia dovuta a diverse vicissitudini Scapezzano visse il momento di maggiore vivacità sociale ed economica. Nel XIV secolo il castello era ben strutturato ed offriva delle ottime garanzie di difesa favorito anche dall’invidiabile collocazione in cima ad una collina. Questa situazione lo rese sicuro nelle varie guerre che si combattevano nel territorio della Marca Anconetana nel XIV secolo tra i vari Capitani di Ventura. Quando il Cardinale Albornoz pacificò momentanemente la Marca, Scapezzano fu riportato sotto la giurisdizione di Senigallia e conseguentemente sotto la Signoria dei Malatesta. Nel XV secolo si trasferirono a Scapezzano due nobile ed importanti famiglie eugubine i conti Gabrielli ed i marchesi Baldassini, i quali possedevano palazzi all’interno del castello e numerosi terreni nel contado. Durante la guerra tra i Malatesta e Braccio da Montone il castello di Scapezzano fu occupato con altri castelli dal Signore di Perugia. Ritornò ai Malatesta dopo delle difficili trattative pace. L’ambizione degli abitanti di Scapezzano era quella di ampliare il castello a scapito della città di Senigallia. Sigismodo Malatesta, però’ stroncò ogni velleità espansiva degli scapezzanesi, anzi li obbligò a partecipare alla ricostruzione della città. Nella guerra che vide protagonista Sigismondo Malatesta e Papa Pio II Scapezzano svolse un ruolo di primo piano appoggiando la questione papale, in contrasto con il Malatesta.

RINASCIMENTO

Durante la Signoria dei della Rovere il castello di Scapezzano fu rafforzato per l’importanza che rivestiva come castello di confine, inoltre fu anche dimora di Giovanni della Rovere che proprio dal castello emanò alcuni articoli degli statuti senigalliesi. Nel 1596 come scrive il vescovo di Senigallia Pietro Ridolfi, Scapezzano era una piccola città aveva infatti quattro chiese all’interno delle mura ed altre quattro del territorio parrocchiale, oltre a quelle che si trovavano all’ interno dei palazzi nobiliari. Durante il periodo dei della Rovere il castello di Scapezzano fu rafforzato ed era prevista la costruzione di una rocca progettata da Francesco di Giorgio Martini, ma questa non si poté realizzare perché il terreno era instabile. Dopo la devoluzione del Ducato d’Urbino allo Stato della Chiesa nel 1631 Scapezzano perse il suo ruolo strategico e le mura ed i torrioni furono edificati con strutture di carattere civile. Nel 1644 Papa Innocenzo XII elevò Scapezzano alla dignità di Terra, questo fu un riconoscimento molto importante, che portò ad un aumento degli abitanti. Scapezzano fu dotato di un’Amministrazione locale che prevedeva un Gonfaloniere, il Consiglio dei Priori ed i Sindaci i quali curavano la contabilità della Comunità. Su tutti vigilava un Vicario, persona forestiera che svolgeva anche la funzione di notaio. Il XVIII secolo fu un secolo di continue liti giudiziarie tra le Comunità di Scapezzano e Senigallia per lo jus colletandi (diritto di imporre tasse). Scapezzano con le poche risorse che aveva non riusciva a fare fronte alle spese amministrative per cui tentava di imporre delle collette a discapito di Senigallia. Gli annosi scontri giudiziari tra le due Comunità si trascinarono per decenni fino al Tribunale della Sacra Rota di Roma. Questo organo giudicante con una sentenza decise che il diritto di imporre le tasse era prerogativa dei senigalliesi; ciò creò un grande disagio negli abitanti di Scapezzano.

SECOLI XVIII – XIX

Il XVIII fu anche un secolo importante per Scapezzano. Il paese contava oltre 3000 abitanti, era sede di una Filodrammatica la quale calcò anche il palco del teatro condominiale di Senigallia. Alla fine del secolo fu necessario ricostruire ed ampliare la Chiesa parrocchiale, ormai troppo piccola, per l’uso della comunità. Tutto andò per il meglio fino all’arrivo dei francesi di Napoleone; gli abitanti di Scapezzano salutarono con gioia l’arrivo dei francesi, ma questi nel 1808 attuando la riforma amministrativa tolsero al castello quella piccola autonomia della quale il paese godeva e della quale andava orgoglioso, relegandolo ad una semplice frazione di Senigallia. Il ritorno del Governo dello Stato Pontificio fu tragico, infatti, l’occupazione francese aveva ridotto gran parte della popolazione di Scapezzano in uno stato miserabile. Le truppe napoletane del generale Pepe, occuparono il paese, ed il 1 di maggio del 1815 respinserero le avanguardie austriache del generale Neipperg, ma il giorno dopo furono costrette alla fuga, ma prima di andarsene fecero razzie di materiali e viveri causando gravi disagi alla popolazione. Gli anni 1816 ed in particolare il 1817 fu un anno terribile per Scapezzano gli abitanti pativano veramente la fame vi era un continuo delinquere e ciò preoccupava non poco le autorità ed i pochi abitanti onesti. Accadevano furti sparatorie vi erano infatti parecchie armi in circolazione, tutto ciò non riuscì ad alleviare lo stato di miserabilità della popolazione, tra il gennaio ed il marzo del 1817 annota il Parroco in una lettera al Gonfaloniere di Senigallia morirono 46 persone per fame. Il malaffare di cui fu preda Scapezzano cessò dopo il 1820; il 4 novembre del medesimo anno furono giustiziati 5 abitanti del paese che si erano macchiati negli anni passati di reati comuni. L’esemplarità della pena, fucilazione alla schiena e decapitazione con esposizione del capo mozzato sotto la porta del paese, rasserenò gli animi e portò un poco di tranquillità in paese. Il XIX secolo fu foriero di grandi cambiamenti nel paese, cominciarono le demolizioni dei principali palazzi che erano appartenuti alle nobili famiglie di Senigallia, così Scapezzano perse per sempre il suo impianto urbanistico medievale. Le incomprensioni e la rivalità tra la città ed il paese non vennero mai meno. Un aneddoto che si è tramandato negli anni riguarda la visita che Papa Pio IX fece a Senigallia nel 1857: gli scapezzanesi si vantavano di essere i primi e gli ultimi ad averlo visto. Lo videro per primi proveniente da Ancona, e per ultimi quando prese la strada per Fano. Con l’Unità d’Italia la situazione di Scapezzano non mutò, gran parte della popolazione viveva in palese ristrettezza economica, solo gli artieri che erano abbastanza numerosi avevano una vita dignitosa. Il resto casanolanti e braccianti per vivere si dividevano tra lavori in campagna e allevamento d’animali domestici che portavano a pascolare lungo i greppi delle strade.

XX SECOLO

Dopo la crisi di fine Ottocento che portò al massacro di Milano dove fu aperto il fuoco sulla massa d’operai che protestavano a Scapezzano, ci un gran fermento politico, si costituirono le sedi del partito repubblicano e socialista. Il fervore politico portò la cittadinanza del paese a sostituire la toponomastica medievale con una che riassumeva le aspettative anticlericali degli scapezzanesi: le vie principali furono intestate ad Antonio Fratti, Arnaldo da Brescia, mentre le piazze presero il nome di Felice Cavallotti e Carlo Marx. Nel 1903 fu fondata la Cooperativa di consumo che rimarrà attiva per un secolo fino al 2003. Il forte anticlericalismo dei partiti della sinistra a Scapezzano, favorì la costituzione, in Parrocchia, di diversi circoli d’ispirazione cattolica dei quali facevano parte in maggioranza i contadini. Nel 1911 fu interrotta la processione del Santo Patrono San Filippo Neri da parte di alcuni facinorosi militanti anticlericali; la notizia ebbe rivelanza nazionale finì in un manifesto di protesta che i cattolici fecero affiggere in tutt’Italia. Il 24 maggio del 1915 quando le navi austriache bombardarono Senigallia, Scapezzano si dimostrò un luogo sicuro dove vennero a rifugiarsi i cittadini senigalliesi. La prima guerra mondiale fece molte vittime, così molti giovani scapezzanesi partiti come militari non fecero più ritorno a casa. Il dopo guerra fu molto burrascoso, a Scapezzano furono molto attivi i militanti dei partito socialista e nel 1922 alcuni aderirono al partito comunista. Il paese fu la spina nel fianco dei fascisti senigalliesi che non riuscivano a normalizzare la popolazione secondo le loro intenzioni. Furono organizzate dai fascisti alcune spedizioni punitive ed in una di queste avvenne una sparatoria nella quale fu colpita una persona. Nel settembre del 1928 fu organizzata una grandiosa festa con la presenza del Cardinale Lega e fu l’occasione da parte del regime di farsi propaganda con l’inaugurazione del monumento ai caduti. Il terremoto dell’ottobre del 1930 fu terribile per Scapezzano produsse gravi danni, gran parte delle case del paese furono danneggiate alcune furono abbattute e non furono più ricostruite, questo portò all’abbandono del paese da parte di parecchi abitanti. Durante la seconda guerra mondiale ed in particolare modo tra il 5 ed il 9 agosto del 1944 Scapezzano fu al centro di una furiosa battaglia tra le truppe tedesche che occupavano il paese e le truppe polacche. Furono giorni terribili con continui bombardamenti da parte dell’artiglieria polacca, finalmente il 9 agosto i polacchi riuscirono a cacciare i tedeschi, ma la battaglia causò morti e lasciò un paese pressoché distrutto. Negli anni Cinquanta, Scapezzano vide molti suoi abitanti abbandonare il paese ed emigrare nei centri industriale del Nord Italia ed anche all’Estero (Paesi europei, Americhe ed anche Africa). Nel paese rimase, però attivo un tessuto sociale, formato da artigiani, bravi e volonterosi. Quasi ogni abitazione era sede di un artigiano, vi erano sarti e sarte, calzolai, fabbri, falegnami, barrocciai, c’era di tutto e la principale clientela erano gli abitanti della campagna che erano soliti pagare con il cottimo: usavano regolare i conti annualmente in natura con grano, olive e vino. Negli anni Sessanta vi fu il grande esodo dei mezzadri, che cercavano un lavoro più remunerativo in fabbrica, questo portò anche al progressivo abbandono del paese da parte degli scapezzanesi. Non vi erano, infatti, più le condizioni per tenere in piedi le attività artigianali così gli artigiani si trasformarono in mano d’opera per le industrie del senigalliese. Oggi Scapezzano è un paese che supera di poco i 1000 abitanti, le case di campagna sono state trasformate in abitazioni di lusso e gli abitanti hanno poco filing con il paese. Dentro il centro murato la popolazione è costituita in gran parte da persone anziane sole, poche sono le giovani coppie che abitano il paese ed in gran parte sono d’origine forestiera. Purtroppo il forte calo degli abitanti a Scapezzano oltre che provocare la chiusura di alcune attività commerciali pone un serio problema per la soppravivenza della scuola elementare la cui chiusura sarebbe deleteria per la stessa identità del paese.

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